La legge n.154/2001 ha introdotto significative innovazioni al codice penale e civile, prevedendo una serie di misure di tipo cautelare, finalizzate contro la violenza nelle relazioni familiari. Con tale locuzione si è inteso fare riferimento a situazioni di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale, ovvero alla libertà, di un componente del nucleo familiare, anche a prescindere dall’esistenza di un rapporto di coniugio, imputabili ad un altro componente del gruppo familiare medesimo. In presenza di siffatte situazioni, il soggetto interessato potrà chiedere al giudice civile un ordine di protezione, cioè un provvedimento, tra quelli che l’art.342 ter c.c. tipizza e contempla; ciò pure nell’eventualità in cui i fatti integrano reati perseguibili d’ufficio; in questo caso, nell’interesse della persona offesa, spetterà comunque al PM chiedere al giudice (delle indagini preliminari, ovvero del dibattimento) l’adozione della corrispondente misura cautelare provvisoria in base alle norme penali. Esistono in questi casi due tipi di intervento dunque: in sede penale e civile.

 

 

Gli ordini di protezione nell’ambito civile.

L'articolo 342 bis del codice civile al primo comma definisce come abuso familiare la condotta pregiudizievole posta in essere dal coniuge o dal convivente che è causa di grave pregiudizio all'integrità fisica e morale ovvero alla libertà dell'altro coniuge. L'abuso naturalmente è configurabile anche nei confronti i dei figli minori nel caso in cui siano costretti per esempio ad assistere a reiterate aggressioni e comportamenti denigratori di uno dei due genitori nei confronti dell'altro. In linea generale, possiamo senz’altro affermare che i comportamenti abusanti possono anche consistere in atteggiamenti incompatibili con una vita familiare serena ed equilibrata quali gli episodi di infedeltà reiterati, l'abuso di droghe e di alcol, le varie dipendenze (dal gioco d'azzardo, ecc), essendo la violenza in famiglia un fenomeno variegato sia da un punto di vista soggettivo che oggettivo.  Per questo, l’introduzione dell’istituto dell’ordine di protezione contro gli abusi familiari può essere definito uno strumento duttile, capace di adattarsi a situazioni molto diverse, secondo la prudente valutazione del giudice.

Tale misura dell'ordine di protezione sarà attuabile anche in pendenza di separazione e nonostante l'emissione di provvedimenti presidenziali ed urgenti che abbiano statuito su questioni connesse alle situazioni di “abuso”. Infatti, a volte il provvedimento presidenziale di autorizzazione dei coniugi a vivere separatamente non è sufficiente per far cessare la condotta violenta (coniuge che si reca sul posto di lavoro dell'altro coniuge o vada a scuola a prendere o tentare di incontrare il figlio). In queste ipotesi sarà opportuno integrare l'ordinanza presidenziale con l'ordine di protezione ex articolo 342 bis e ter c.c.. per tutelare la vittima dell’aggressione.

 

Iter processuale.

Il procedimento in materia di ordini di protezione è regolato dall’art. 736-bis del codice di procedura civile. L’istanza volta all’ottenimento dell’ordine di protezione dev’essere proposta dalla parte (i coniugi, i conviventi more uxorio -purché lo siano in modo stabile-, le coppie di fatto -anche omosessuali- e i figli) anche personalmente. I genitori, autori di abusi familiari e quindi destinatari di un ordine di allontanamento, saranno gravati dell'obbligo di versare un assegno mensile di mantenimento, ex articolo 155 quinquies c.c; ove i figli minori siano vittime di abuso familiare è necessaria la segnalazione al Tribunale per i Minorenni o alla Procura della Repubblica per i provvedimenti di competenza.

Si procede con ricorso al Tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'istante. Il Presidente del Tribunale affida l’incarico di trattare il ricorso a un giudice. Questi, sentite le parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti d’istruzione necessari, disponendo ove occorra, anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti, e provvede con decreto motivato immediatamente esecutivo. In caso di urgenza il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l'ordine di protezione. Il Tribunale provvede in camera di consiglio in composizione monocratica. La richiesta può essere avanzata anche nel corso di causa di separazione o divorzio: in questo caso la competenza è del giudice davanti il quale pende la causa.

 

I provvedimenti.

Il giudice che emette l'ordine di protezione è tenuto ad elencare i comportamenti violenti e pregiudizievoli che debbono cessare. Il tribunale quindi provvede a censurare il comportamento violento e dispone:

-L’ordine di lasciare immediatamente la casa familiare e, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall'istante, ed in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d'origine, o al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone ed in prossimità dei luoghi d’istruzione dei figli della coppia, salvo che il destinatario dell'ordine non debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro. In quest’ultima ipotesi, quindi, l’ordine di protezione è di fatto inapplicabile. Il giudice può anche disporre, se necessario, l'intervento dei servizi sociali o di un centro di mediazione familiare, nonché delle associazioni che abbiano come fine il sostegno e l'accoglienza di donne e minori o di altri soggetti vittime di abusi e maltrattamenti, e disporre il pagamento di un assegno periodico a favore delle persone conviventi che, per effetto del provvedimento, rimangano prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento e prescrivendo, se del caso, che la somma sia versata direttamente all'avente diritto dal datore di lavoro dell'obbligato, detraendola dalla retribuzione a lui spettante. Con lo stesso provvedimento il giudice determina le modalità di attuazione dell’ordine di protezione. Se sorgono difficoltà o contestazioni in ordine all’esecuzione dello stesso, il giudice provvede con decreto all’emanazione dei provvedimenti più opportuni per l’attuazione, ivi compreso l’intervento della forza pubblica e dell’ufficiale sanitario. Nel caso di violazione dell'ordine di protezione è prevista la sanzione penale disciplinata dall'articolo 388 c.p.

 

Il reclamo.

Contro il decreto col quale il giudice adotta l'ordine di protezione o rigetta il ricorso, oppure conferma, modifica o revoca l'ordine di protezione precedentemente adottato, è ammesso reclamo al Tribunale entro dieci giorni dalla comunicazione (dalla notifica se l’ordine è emesso nei confronti di più persone). Il reclamo non sospende l'esecutività dell'ordine di protezione. Il Tribunale provvede in camera di consiglio, in composizione collegiale, sentite le parti, con decreto motivato non impugnabile. Del Collegio non fa parte il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.

 

La durata.

La durata dell'ordine di protezione, che decorre dal giorno dell'avvenuta esecuzione dello stesso, non può essere superiore a un anno e può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrono gravi motivi e per il tempo strettamente necessario. Nel caso di mancata indicazione, nel provvedimento, del termine di durata della misura di protezione, s’intende che essa sia pari al massimo di un anno stabilito dall’art. 342-ter c.c.  Il provvedimento perde efficacia qualora, nel procedimento di separazione personale dei coniugi, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, siano pronunciati i provvedimenti provvisori previsti, rispettivamente, per la separazione giudiziale e il divorzio.

 

 

Avv. Maria Garofalo, Milano.

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