Il dovere di mantenimento dei figli minori o maggiorenni non emancipati economicamente grava su entrambi i genitori ai sensi dell’art.147 c.c. indipendentemente dalla separazione o divorzio dei coniugi. 


Contributo di mantenimento figli in casi di separazione o divorzio.

L’obbligo impone di far fronte a molteplici esigenze dei figli in grado di rispondere alle loro specifiche necessità di cura e di educazione.
Anche in caso di separazione o divorzio, quindi, l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro, secondo le regole di cui all’art. 148 c.c., al mantenimento dei figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età, ma persiste finché il figlio stesso non abbia raggiunto l’indipendenza economica ovvero finché non sia provato che, posto nelle concrete condizioni per poter addivenire all’autosufficienza economica, egli non ne trae profitto per sua colpa.
Il genitore non affidatario, o presso il quale la prole non sia stata prevalentemente collocata, è tenuto quindi a versare un assegno di mantenimento per la prole. Anche in caso di affidamento condiviso e parità nei tempi di permanenza, potrà essere disposto un contributo perequativo nell'ipotesi in cui sia necessario uniformare la capacità di mantenimento dei genitori (ad esempio quando vi sia una sensibile sproporzione tra i redditi di questi ultimi).
L'assegno viene versato mensilmente e rivalutato annualmente secondo gli indici ISTAT, ed è accompagnato dalle somme relative alle spese straordinarie (ad es. quelle scolastiche, ricreative, mediche non erogate dal Servizio Nazionale Sanitario o sportive), salvo diverso accordo tra le parti.
Le disposizioni in esame troveranno applicazione anche nel caso di scioglimento, cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, nonché per i procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, e nel caso di genitori separati.


Determinazione dell’assegno di mantenimento figli.

A titolo esemplificativo, varie sono le vecchie pronunce della Cassazione che, nel determinare la cifra dell'assegno periodico per i figli, utilizzano criteri analoghi a quelli successivamente inseriti all'art. 155 c.c. . Basti citarne alcune in cui si fa riferimento alla necessità di garantire alla prole ''un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia ed analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza'' ( Cass. n. 15065/2000).
Ai fini della determinazione dell’assegno periodico per i figli, l’art. 155 cod. civ. novellato attribuisce sicura preminenza al criterio delle “esigenze attuali del figlio”, e può venire correlata, non tanto alla quantificazione delle entrate derivanti dall'attività professionale svolta dal genitore onerato, quanto, piuttosto, ad una valutazione complessiva del minimo essenziale per la vita e la crescita di un bambino...''.
Tali criteri vanno certamente considerati e coordinati con gli altri elencati nella disposizione in esame, ovvero: ''i tempi di permanenza presso ciascun genitore; le risorse economiche di entrambi i genitori; la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore''.

 

Prescrizione dell’assegno di mantenimento figli.

Il diritto all’assegno di mantenimento si prescrive a fare data dalle singole scadenze di pagamento e non invece dalla data della pronuncia di separazione. L’ha puntualizzato più volte la Corte di Cassazione, sottolineando l’opportunità di una svolta alla luce dell’evoluzione del quadro normativo e della coscienza sociale.  Per la Cassazione, va messo in evidenza come negli ultimi anni l’evoluzione del quadro normativo e della giurisprudenza hanno favorito l’aumento delle azioni giudiziarie per la soluzione di controversie collegate alla crisi familiare cui ha fatto riscontro, anche sotto il profilo procedurale, un significativo processo di unificazione dei termini e delle modalità di esperimento delle azioni relative alla separazione personale e allo scioglimento del matrimonio o alla cessazione dei suoi effetti civili. Con questa interpretazione, la giurisprudenza valorizza le posizioni individuali dei membri della famiglia rispetto al principio della conservazione dell’unità familiare.

 

Avv. Maria Garofalo, Milano.

Studio Legale Garofalo, specializzato in diritto di famiglia, avvocato matrimonialista, avvocato divorzista, tutela interessi coniugi e minori.

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In evidenza

  • 11
    Ago '18

    Avvocato Milano: Studio Legale Garofalo

    Lo Studio Legale Garofalo, Milano, opera nell'ambito del diritto di famiglia da oltre vent'anni occupandosi in particolare di casi di separazione, divorzio, affido minori, tutela diritti delle parti, oltre che in ambito di diritto civile per azioni legali relative a contrattualistica. Il servizio offerto dallo Studio Legale nel diritto di famiglia mira ove possibile a favorire la ricerca di un accordo tra gli assistiti, che concili gli interessi della prole o, in assenza di figli minori, i loro interessi.

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  • 01
    Set '18

    La responsabilità genitoriale in caso di abbandono: c.d. illecito endofamiliare

    Cominciamo col dire che la responsabilità genitoriale, sorge al momento della nascita del figlio e non cessa per effetto della separazione o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.  I doveri dei genitori sono espressamente disciplinati dagli artt. 147 e 148 c.c. e derivano direttamente dal dettato costituzionale ( art.2 e 30 Cost.). La consapevole condotta abbandonica del genitore è una chiara violazione di questi doveri in quanto rientra nel novero dei diritti costituzionalmente garantiti.

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appunti su normativa legale di separazione, divorzio, affido figli, casa coniugale




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Cassazione: sull'assegno di divorzio - 11/07/2018

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto di giurisprudenza, con la sentenza n. 18287, depositata in data odierna, hanno stabilito che all’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa.

[Continua]

Addio assegno divorzile in presenza di una nuova relazione

Il Tribunale di Como, a partire dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 2732/2018, determina che se l’ex partner ha una relazione con un nuovo compagno perde il mantenimento anche se tra i due non vi è stabile convivenza. Si cerca di fare chiarezza su situazioni in cui l'ex coniuge inizia una nuova relazione con caratteristiche similari a quelle della famiglia e continua a percepire un assegno di mantenimento che grava su situazioni personali già difficili.

Per una informazione più completa: articolo sul quotidiano Repubblica.

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