Se il debitore non adempie e non risarcisce il danno, il creditore passa all’esecuzione forzata e quindi può ottenere il risarcimento anche contro la volontà del debitore. La prima fase è detta “processo di cognizione”, in cui il creditore può ottenere che il giudice accerti il suo diritto e condanni il debitore ad eseguire la prestazione. La seconda fase è detta “processo di esecuzione”, in cui il creditore può ottenere l’esecuzione forzata in forma specifica (cioè l’oggetto stesso della prestazione, più il danno subito) e l’esecuzione forzata mediante espropriazione (messa all’asta di uno o più beni, corrispondenti al valore della prestazione dovuta).

 

 

Responsabilità del debitore

Responsabilità del debitore:

  • per colpa, che si ha quando manca la diligenza dovuta e quindi non vi è stata prudenza o cautela o diligenza;
  • senza colpa ed è la cosiddetta responsabilità per fatti altrui; viene anche chiamata con il nome di “responsabilità oggettiva”.

 

Onere della prova:

La Corte di Cassazione, sezioni unite ha chiarito che l’onere probatorio in caso di inadempimento contrattuale  spetta al debitore, convenuto in giudizio per inadempimento di un contratto a prestazioni corrispettive; il debitore dovrà cioè dimostrare di aver soddisfatto l’obbligazione; mentre al creditore basterà attestare l’esistenza del contratto; tutto ciò a prescindere se quest’ultimo abbia chiesto al giudice l’adempimento dell’obbligo o la risoluzione del contratto o il risarcimento del danno in via autonoma, ai sensi dell’art. 1453 del codice civile. Unica eccezione a questa regola è il caso di inadempimento di obbligazioni negative (cioè di “non fare”), dal momento che in questo caso il creditore non avrebbe difficoltà a fornire la prova dell’inadempimento.

 

Decorrenza degli interessi

Secondo l’articolo 1219, comma 2 n. 3 c.c., quando nel contratto è previsto un termine per il pagamento, gli interessi iniziano a decorrere da tale scadenza.

Se invece manca nel contratto un termine per il pagamento, per dare inizio alla decorrenza degli interessi bisogna mettere in mora il debitore (diffidandolo a pagare di regola entro otto giorni dal ricevimento della lettera raccomandata con avviso di ricevimento).

Normativa della Unione Europea

La direttiva 2000/35/Ce, nel primo caso stabilisce che gli interessi moratori scattano dal giorno successivo alla data di scadenza o alla fine del periodo di pagamento stabiliti nel contratto. Se il contratto non stabilisca il termine, la direttiva surroga il contratto, stabilendo termini particolari.

Le ipotesi sono le seguenti:

  • 30 giorni dal ricevimento della fattura o documento analogo; se la data del ricevimento fattura è incerta (o anteriore alla consegna delle merci o alla prestazione di servizi), si contano 30 giorni dalla consegna delle merci o dalla prestazione del servizio;
  • 30 giorni dal collaudo.

In tutti questi casi, gli interessi cominciano a decorrere automaticamente, senza che sia necessaria la messa in mora.

 

 

Avv. Maria Garofalo, Milano.

Studio Legale Garofalo, specializzato in diritto di famiglia, avvocato matrimonialista, avvocato divorzista, contrattualistica.

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Lo Studio Legale Avvocato Garofalo, Milano, ed in particolare l'avv. Maria Garofalo, è specializzato nel trattare casi di dritto di famiglia, come avvocato familiarista, avvocato divorzista, rappresentante del coniuge in negoziazione assistita.    .

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  • 11
    Ago '18

    Avvocato Milano: Studio Legale Garofalo

    Lo Studio Legale Garofalo, Milano, opera nell'ambito del diritto di famiglia da oltre vent'anni occupandosi in particolare di casi di separazione, divorzio, affido minori, tutela diritti delle parti, oltre che in ambito di diritto civile per azioni legali relative a contrattualistica. Il servizio offerto dallo Studio Legale nel diritto di famiglia mira ove possibile a favorire la ricerca di un accordo tra gli assistiti, che concili gli interessi della prole o, in assenza di figli minori, i loro interessi.

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Cassazione: sull'assegno di divorzio - 11/07/2018

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto di giurisprudenza, con la sentenza n. 18287, depositata in data odierna, hanno stabilito che all’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa.

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Addio assegno divorzile in presenza di una nuova relazione

Il Tribunale di Como, a partire dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 2732/2018, determina che se l’ex partner ha una relazione con un nuovo compagno perde il mantenimento anche se tra i due non vi è stabile convivenza. Si cerca di fare chiarezza su situazioni in cui l'ex coniuge inizia una nuova relazione con caratteristiche similari a quelle della famiglia e continua a percepire un assegno di mantenimento che grava su situazioni personali già difficili.

Per una informazione più completa: articolo sul quotidiano Repubblica.

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