Il contratto è “ l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale”.

 

 

I contratti in generale

La definizione viene data dall'articolo 1321 del codice civile: il contratto è “ l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale”

Esso può essere: tipico se è scritto nel codice civile o in una legge; atipico se è fatto secondo l'autonomia e la libera volontà degli interessati.

Gli elementi essenziali del contratto sono:  l'accordo delle parti (non esiste, ad esempio, se una delle parti non è in grado di intendere e volere) e l'oggetto, che consiste nel fare, nel dare o nel pagare qualcosa e deve essere lecito, possibile e determinato.

Note.

In caso di controversia sulla qualificazione dell’accordo, questa si risolverà in un accertamento di fatto, rimesso al giudice di merito, il quale, nell'interpretazione del contratto, potrà ricorrere al criterio di cui all'art. 1362, secondo comma, cod. civ. (comune intenzione delle parti), assegnando rilievo anche all'avvenuta esecuzione delle prestazioni.

La giurisprudenza di merito ha dovuto interpretare le norme datate del codice civile anche alla luce della nuova tecnologia.

All’uopo, una domanda interessante che viene spesso proposta dai clienti che hanno acquistato un notebook riguarda il fatto se l’acquisto sia comprensivo anche del sistema operativo preinstallato.

A tal proposito, la giurisprudenza di merito è orientata nel senso che, qualora l’acquirente all’avvio dell'hardware, manifesti il suo rifiuto alla licenza d'uso del predetto sistema e del suo software applicativo, il mancato consenso si ripercuote unicamente sul contratto di licenza d'uso e non sul negozio di compravendita del computer, dovendosi ritenere che, tra la vendita del prodotto hardware e la licenza d'uso del sistema operativo, non sussista un collegamento negoziale ove manchino elementi idonei a dimostrare la volontà delle parti di concludere entrambi i negozi allo scopo di realizzare un ulteriore interesse pratico, causa concreta dell'intera operazione negoziale, unitario ed autonomo rispetto a quello proprio di ciascuno di essi. Ne consegue che l'acquirente del notebook, qualora non aderisca alle condizioni predisposte unilateralmente per l'accesso al sistema operativo e al software applicativo, rifiuta il perfezionamento del contratto di licenza d'uso ad essi relativo, senza che ciò incida sulla già perfezionata compravendita del computer.

 

Direttiva 93/13/Cee, relativa alle clausole abusive.

Qualche volta i contratti contengono delle clausole (il più delle volte scritte piccolissime) c.d. abusive, cioè quelle previsioni contrattuali che prevedono condizioni sfavorevoli per il consumatore.

La disciplina sulle clausole abusive ha una portata ampia e generale, in quanto è applicabile a tutti i contratti. La legge sulle clausole abusive autorizza, infatti, il giudice a considerare le singole disposizioni contrattuali, per valutare se, nel caso concreto, vi sia un reale squilibrio (che deve essere significativo) contrattuale fra le posizioni dei due contraenti in sfavore del consumatore (è la tutela è riservata solo ai consumatori, cioè alle persone fisiche che non agiscono come imprenditori o professionisti, ma per soddisfare mere esigenze personali).

L’accertamento della abusività delle clausole ne provoca l’inefficacia, ma ciò non inciderà sulla validità dell’intero contratto. Tutta la normativa in materia deve essere interpretata, nei casi dubbi, nel senso più favorevole al consumatore.

 

I vizi dei contratti

I vizi dei contratti, cioè quei difetti che lo rendono invalido, sono:

  • la nullità,  quando è contrario alla legge o quando manca uno dei suoi elementi essenziali; rilevabile da chiunque e in qualunque tempo;
  • l’annullabilità, quando il comportamento di una delle parti non è corretto e cioè nel caso di errore, violenza e dolo. L’errore si verifica nel caso di una falsa rappresentazione della realtà; c'è violenza quando il contraente è costretto a stipulare un contratto, dietro minaccia di ricatto o lesioni; c'è dolo quando viene truffato.

In tutti questi casi la prescrizione è di cinque anni.

 

La risoluzione di contratti

La risoluzione avviene quando si verifica uno squilibrio nel comportamento delle parti e viene causata in presenza di:

  • inadempimento: il debitore, che non esegue esattamente la prestazione dovuta, è tenuto al risarcimento del danno, a meno che non riesca a dimostrare che l’inadempimento è determinato da una impossibilità della prestazione, sopravvenuta per causa  a lui non imputabile. Se il debitore non esegue la prestazione dovuta si viene messo in mora; se adempie tardivamente deve risarcire il danno;
  • impossibilità sopravvenuta: quando una parte non può mantenere il proprio impegno per un motivo che non dipende dalla sua volontà (se acquisto un appartamento ed un sisma lo distrugge, il venditore è liberato dal suo impegno, restituendo eventualmente la sola caparra);
  • onerosità sopravvenuta: tale fenomeno lo si riscontra nei contratti che durano nel tempo, perché una delle sue prestazioni potrebbe diventare sproporzionata nel lungo periodo;
  • rescissione: quando il contratto viene fatto in un momento di grave pericolo e manca quindi la serenità di valutazione (se sono in pericolo di vita, sono disposto a firmare o a pagare qualunque prezzo per averla salva), oppure quando si approfitta di qualcuno (si pensi ai tassi usurai).

 

 

Garanzia post vendita - decreto legislativo n. 24 del 2/2/2002 e articoli da 1519/bis a nonies c.c.

Trattasi di normativa speciale, in quanto applicabile ad una particolare categoria di contratti, mentre la disciplina ordinaria prevista dal codice civile in materia si applica alle altre tipologie contrattuali.

In particolare è riferita ai contratti tra consumatori e professionisti (venditori e produttori) per i beni mobili consegnati dal 23 marzo 2002.

Oggetto della tutela è qualsiasi bene mobile, anche da assemblare. Il venditore è responsabile quando il difetto di conformità si manifesta entro due anni dalla consegna. Il consumatore decade dai diritti se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro due mesi dalla scoperta.

La denuncia non serve se il venditore ha riconosciuto i vizi o li ha occultati. L’azione si prescrive entro 26 mesi. Per i beni usati, le parti possono limitare la responsabilità a carico del venditore ad un periodo in ogni caso non inferiore ad un anno.

 

 

I contratti a distanza

Decreto legislativo n. 185 del 22/5/1999 e direttiva 97/7/Ce.

Con la diffusione di “internet” e delle vendite online, diventa importante conoscere le regole ed i diritti nell’ambito dei contratti conclusi appunto via via internet o con il teletext televisivo oppure con il mezzo telefonico.

In tutti questi casi si parla quindi di contratti a distanza, per cui il contraente prima della conclusione del contratto deve essere informato dei seguenti:

  1. identità del fornitore ed indirizzo;
  2. caratteristiche del bene o del servizio;
  3. prezzo di consegna, incluse tasse, imposte e spese;
  4. modalità di pagamento, della consegna o della prestazione;
  5. esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello stesso, in presenza di particolari tipi di contratto;
  6. modalità e tempi di restituzione o di ritiro dei beni, per l’esercizio del diritto di recesso;
  7. durata della validità dell’offerta e del prezzo;
  8. durata minima del contratto, in caso di contratti per la fornitura di prodotti o per la prestazione di servizi in forma continuata o periodica;

Il consumatore deve ricevere conferma per iscritto o, a sua scelta, su altro supporto, di tutte le informazioni, prima o al momento della esecuzione del contratto. L’acquirente ha il diritto di recedere, senza penalità alcuna e senza motivazione (con lettera raccomandata A.R. indirizzata alla sede della società venditrice a cui può essere equiparata l’invio mediante Pec) entro dieci giorni lavorativi che decorrono:

  • per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore, se sono stati rispettati gli obblighi di informazione, o dal giorno in cui sono stati rispettati, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto (purché non oltre tre mesi dalla conclusione);
  • per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto o dal giorno in cui siano stati rispettati gli obblighi informativi, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto, purché non oltre tre mesi dalla conclusione.

 

Contratti stipulati fuori dai locali commerciali

Sono gli acquisti in cui l’acquirente può trovarsi in svantaggio e precisamente:

  • durante la visita del rappresentante del venditore presso l’abitazione del consumatore o di un altro consumatore oppure sul posto di lavoro del consumatore o nei locali nei quali questi si trovi per motivi di lavoro, di studio o di cura;
  • durante una escursione organizzata dal venditore o di chi per lui, fuori dei propri locali commerciali;
  • in area pubblica od aperta al pubblico, mediante la sottoscrizione di una nota d’ordine, comunque denominata;
  • per corrispondenza o in base ad un catalogo, che il consumatore ha consultato, senza la presenza dell’operatore commerciale;
  • fornitura di beni o prestazione di servizi, negoziati fuori dai locali commerciali, sulla base di offerte effettuate al pubblico tramite il mezzo televisivo od altri mezzi audiovisivi, e finalizzate ad una diretta stipulazione del contratto.

Dall’applicazione della normativa rimangono escluse alcune tipologie di contratti e precisamente:

  • compravendita di beni immobili;
  • vendita di prodotti alimentari consegnati a scadenze regolari;
  • contratti di assicurazione;
  • contratti relativi alla vendita di valori mobiliari porta a porta;
  • forniture di beni o prestazioni di servizi il cui corrispettivo non superi l’importo di 25,82 euro, comprensivo di oneri fiscali ed al netto di eventuali spese accessorie.

Il diritto di recesso va effettuato con lettera raccomandata A.R. (a cui può essere equiparata la Pec) entro un termine non inferiore a sette giorni dal ricevimento del bene, che va contestualmente restituito. Se il professionista impedisce l’esercizio del diritto di recesso, il termine sale a 60 giorni dalla data di stipulazione del contratto ovvero dalla data di ricevimento della merce, nel caso di contratti riguardanti la fornitura di merci. Per le eventuali controversie, che dovessero finire dinanzi all’autorità giudiziaria, la legge prevede che sia competente in maniera inderogabile il giudice del luogo di residenza o di domicilio del consumatore.

 

 

Avv. Maria Garofalo, Milano.

Studio Legale Garofalo, specializzato in diritto di famiglia, avvocato matrimonialista, avvocato divorzista, contrattualistica.

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Lo Studio Legale Avvocato Garofalo, Milano, ed in particolare l'avv. Maria Garofalo, è specializzato nel trattare casi di dritto di famiglia, come avvocato familiarista, avvocato divorzista, rappresentante del coniuge in negoziazione assistita.    .

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    Lo Studio Legale Garofalo, Milano, opera nell'ambito del diritto di famiglia da oltre vent'anni occupandosi in particolare di casi di separazione, divorzio, affido minori, tutela diritti delle parti, oltre che in ambito di diritto civile per azioni legali relative a contrattualistica. Il servizio offerto dallo Studio Legale nel diritto di famiglia mira ove possibile a favorire la ricerca di un accordo tra gli assistiti, che concili gli interessi della prole o, in assenza di figli minori, i loro interessi.

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appunti su normativa legale di separazione, divorzio, affido figli, casa coniugale




Disponibile per consultazione online la monografia dell'avvocato Maria Garofalo "Appunti di Diritto di Famiglia": note sulla normativa legislativa di diritto di famiglia: separazione, divorzio, figli minori, assegno mantenimento, assegnazione casa coniugale, tutela patrimonio.

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Cassazione: sull'assegno di divorzio - 11/07/2018

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, risolvendo un contrasto di giurisprudenza, con la sentenza n. 18287, depositata in data odierna, hanno stabilito che all’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa.

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Addio assegno divorzile in presenza di una nuova relazione

Il Tribunale di Como, a partire dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 2732/2018, determina che se l’ex partner ha una relazione con un nuovo compagno perde il mantenimento anche se tra i due non vi è stabile convivenza. Si cerca di fare chiarezza su situazioni in cui l'ex coniuge inizia una nuova relazione con caratteristiche similari a quelle della famiglia e continua a percepire un assegno di mantenimento che grava su situazioni personali già difficili.

Per una informazione più completa: articolo sul quotidiano Repubblica.

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